La Chiesa è in tempesta, e coinvolge in prima persona la stessa figura del Pontefice venuto dal Sud del mondo. Lo sapevamo. E gli attacchi non cessano mai, anzi si fanno sempre più virulenti. L’ultimo, ieri, sul “Corriere della Sera”, a firma di Ernesto Galli della Loggia. Dove leggiamo: “L’accusa mossa al Papa…di essere virtualmente uscito dal solco del cattolicesimo fa sorridere”. Ma questa sarebbe poca cosa, giacchè, per l’editorialista, Bergoglio è uscito addirittura dal perimetro religioso : ” E’ un dato di fatto, invece, che non appena oltrepassa l’ambito delle cerimonie e dei riti, il discorso pubblico di Francesco inclina a perdere ogni specificità di tipo religioso”. E più avanti spiega che :”Quel discorso, privo di una significativa innervatura religiosa, resta solo un discorso ideologico, di una ideologia a sfondo populistico-comunitario-anticapitalistico, non dissimile da altri in circolazione specie nel Sud del mondo”. Guardate -spiega Galli della Loggia, rinverdendo la tradizione degli attacchi a Francesco di un Piero Ottone- a chi ama rivolgersi Francesco: “A soggetti vittime di situazioni negative. Ai “popoli”, ai “movimenti popolari”, o ad altri interlocutori analoghi (tipo gli immigrati, che per una sorta di incresciosa rimozione non vengono mai citati): ma sempre scelti…in una parte soltanto della società”. Insomma, il ritratto di un agitatore politico comunista e terzomondista, caro ai Trump, ai Bannon, ai Bolsonaro, ai cardinali Burke e Sarah, all’arcivescovo Carlo Maria Viganò e simili.

Ma, oltre ai “destinatari”, dispiacciono all’editorialista anche i “contenuti” del discorso del Papa, che avrebbe abbandonato la dottrina sociale della Chiesa, “che si connotava per la sua sempre ribadita posizione di centro tra capitalismo liberale e statalismo socialista”, ma anche l’universalismo umanistico, caratteristico della pastorale pontificia. In questo modo, avverte Galli della Loggia:”Il messaggio evangelico e il relativo richiamo al “depositum fidei” cattolico tendono ad essere messi sullo sfondo fino a svanire”. E dunque, ci troveremmo di fronte a un Papa eretico e apostata, ma anche antioccidentale e filo russo e filo cinese. In Bergoglio, infatti, dominerebbero:” Insieme a una marcata noncuranza nei confronti della vicenda culturale dell’Occidente e a una ostilità sempre allusa ma chiarissima per il capitalismo e per gli Stati Uniti, una forte simpatia per la dimensione dell’iniziativa spontanea dal basso e per l’autorganizzazione popolare, l’avversione conseguente per tutto ciò che sa di istituzionalizzato, di ufficiale, di formale, nonchè la generale condivisione delle aspettative e delle scelte fatte proprie da ogni gruppo marginale, e infine l’auspicio di una sorta di economia natural-comunitaria a base egualitaria”.

Ma questa è una caricatura di Francesco, degna di un Bannon e dei suoi amici italiani, di un Burke e di un Bolsonaro, che dispiace in bocca a uno studioso equilibrato e certamente non fondamentalista come Galli della Loggia.

E’ tutto l’insegnamento di papa Francesco che contraddice questa narrazione, dalla “Evangelii gaudium” alla “Laudato Si'” ai grandi viaggi, nei quali Bergoglio semplicemente disegna la mappa preziosa del ritorno al Vangelo dove, il papa che si schiera coerentemente e concretamente dalla parte degli ultimi, sull’esempio di Gesù di Nazareth, non dimentica né l’Europa (si rileggano i grandi discorsi di Francesco a Strasburgo e gli appelli alla cooperazione di queste settimane alla UE, di fronte al trauma del coronavirus) né l’Occidente ( e i loro immensi problemi, a partire dal grande impoverimento di larghi strati della sua popolazione), e cerca di instaurare un dialogo nuovo, davvero nel segno del multilateralismo, con Cina e Russia. Non più come “emissario” e interprete degli interessi del Nord del mondo (che è stato il limite più grande del pontificato del papa polacco).

E, lo ripetiamo ancora una volta, la scelta degli ultimi non è affatto sociologismo né populismo, in Francesco, ma pura scelta evangelica, intimamente spirituale ed escatologica, nel segno di quel cristianesimo che non è proprietà del club degli occidentali (come era per papa Ratzinger) ma respiro autenticamente cattolico e universale, alla sequela del Gesù che sta emigrando sempre più (anche per le colpe e i limiti dell’ Europa) verso Sud. Segno e manifestazione del nuovo grande movimento dei Paesi finora marginali verso un riscatto nella giustizia, che ridisegna la geopolitica del Pianeta.

Dispiace che tutto questo sfugga a uno studioso come Galli della Loggia.

Si pensi, solo per un momento, alla “Laudato Si'”, definita da intellettuali atei della caratura di Edgar Morin e Zygmunt Bauman, “primo passo verso una civiltà nuova”, che oggi si pone come autentica risposta profetica alla terribile sfida della Pandemia.

Ma, a conti fatti, aveva ragione il grande Roberto Benigni:”Quello di Francesco è un pontificato drammatico, in cui ci sono cardinali che attaccano il papa e atei che lo sostengono…Tutto bene, la strada è quella giusta: Francesco sta portando la chiesa verso un luogo nuovo: il cristianesimo”.

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