“Niente esiste per caso: il segreto dell’universo sta in uno sguardo benevolo che qualcuno incrocia nei nostri occhi”.

E’ la magnifica espressione usata oggi da Francesco durante la sua Catechesi, dedicata all’orazione. “Gli uomini di preghiera custodiscono le verità basilari…e portano riflessi sul volto bagliori di luce… La preghiera apre alla gioia, ci fa portatori di gioia”, ha proseguito il papa nella sua meditazione che sviluppava il tema della Creazione, e in cui sono tornati gli altissimi accenti spirituali ed etico-politici della teologia della Creazione della “Laudato Si'”.

“Ma la preghiera è anche la porta che apre alla speranza”, ha spiegato Francesco. E la speranza, come si sa, non è una generica disposizione “passiva” dell’anima, ma virtù che esige la trasformazione del mondo.

Ed è così che il papa, proprio mentre ha affrontato spiritualmente e dottrinalmente quello che è il tema capitale della fede cristiana, la speranza appunto, non ha potuto evitare di rimandare alla necessità -come scrive nella “Laudato SI'”- di rendere il mondo più giusto e migliore, a partire dalle creature più indifese e offese, ossia i poveri e le specie che con noi condividono la Terra. L’uguaglianza, il rispetto della pari dignità degli uomini, fino alla fratellanza universale sono, infatti, temi intimamente legati alla fede cristiana in quanto tale (e da qui, poi, passati ad innervare le società occidentali). E merito di Francesco è appunto quello di avercelo ricordato dopo secoli di chiesa costantiniana. La stessa chiesa “imperiale” a cui fa riferimento esplicito Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere della Sera” di ieri, giungendo a fare un’ affermazione “impossibile” oltre che infondata, e che ripugnerebbe a qualsiasi onesto studioso di storia, e cioè che: “Senza la scelta decisiva (e difficile) di stipulare un accordo intimamente politico con l’Impero, la Chiesa non esisterebbe”. Non esisterebbe? Assurdo. Semplicemente, sarebbe stata diversa. La storia è piena di potenzialità inespresse, che spesso permangono in qualche modo nello sviluppo degli eventi. La chiesa, inoltre, non solamente media, come sostiene Galli della Loggia, ma ha in sé la tensione – costitutiva – a trasformare la realtà e il mondo, a partire dagli ultimi. E’ il Vangelo stesso che è percorso da una doppia dinamica parallela e coincidente, come disse Francesco ad Assisi il 4 ottobre del 2013: l’annuncio della Parola di Dio, il Kerigma, e la liberazione dell’uomo. Come sostengono, del resto, i primi due comandamenti, tra di loro interconnessi.

E’ comprensibile che l’Europa e l’Occidente guardino con disappunto e livore a un papa che, mentre riporta la chiesa al Vangelo, si fa interprete delle istanze di giustizia del Sud del mondo. Riaffermando l’universalità del cristianesimo, di fronte a quanti ( e anche a un papa come Benedetto XVI ) hanno creduto e credono che esso sia espressione propria della civiltà europea. Essere detronizzati e messi in discussione dagli ultimi certo brucia e fa soffrire, ma grazie a Dio c’è Francesco, che è capace di rappresentare i bisogni e le nuove istanze di un mondo che vede ridisegnata la propria mappa globale.

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